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lunedì 20 Maggio 2024

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    L’export dei beni strumentali italiani ha un potenziale di 44 miliardi di euro

    Qual è la capacità dei beni strumentali italiani nel panorama internazionale? E quali sono le sfide che attendono il comparto nei prossimi anni?
    Centro Studi Confindustria e Federmacchine provano a rispondere a questi interrogativi attraverso il rapporto “Ingenium”.

    All’interno del rapporto, alla sua prima edizione, si enumerano le criticità connesse al panorama internazionale, caratterizzato dal rincaro delle materie prime, dalle crescenti tensioni (belliche ed economiche) internazionali, dall’incremento dell’inflazione e dalla preoccupante incidenza dei tassi di interesse sugli investimenti. La congiuntura negativa si riflette anche sul rallentamento della crescita globale e sulla diffusione di politiche monetarie restrittive, segnali evidenti di un deciso aumento dell’incertezza nel panorama mondiale.

    Come si affronta un simile scenario?

    L’Italia deve e può puntare sulle “esportazioni a elevata sofisticazione di beni strumentali […], che si distinguono per l’alta intensità di Automazione, Creatività e Tecnologia”. Le cosiddette macchine industriali ACT si caratterizzano per un elevato grado di precisione, ottenuto attraverso l’impiego sempre più pervasivo dell’elettronica. Tali beni strumentali facilitano inoltre l’adozione di soluzioni su misura e la crescita del numero di servizi nell’offerta di vendita. I macchinari ACT comprendono 202 categorie di prodotto da suddividersi su 12 comparti, tra cui spicca quello delle macchine e degli accessori per il vetro.

    La crescita dei beni strumentali italiani

    Nonostante l’instabilità geo-politica ed economica, “nel 2022 le aziende italiane del settore dei macchinari industriali ACT hanno registrato un miglioramento di oltre il 14% sulla media del triennio 2019-2021 a prezzi correnti”. Un risultato che ci vede primeggiare sulla Francia e soprattutto sulla Germania, il primo concorrente dell’Italia in quasi tutti i mercati avanzati.

    L’export ACT italiano vale circa 28 miliardi di euro e coinvolge principalmente Stati Uniti, Germania, Cina, Francia e Spagna come paesi importatori. Tale gruppo rappresenta infatti oltre il 33% dell’intero ammontare di esportazioni mondiali italiane di beni strumentali. 
    Ai 28 miliardi di euro potrebbero sommarsi ulteriori 16 miliardi di potenziale sfruttabile, con valori di export equamente distribuiti tra paesi avanzati ed emergenti, nonostante la fragilità delle economie di questi ultimi. 

    Tra ostacoli e potenzialità

    L’indagine sui beni strumentali ACT si lega alle sfide cruciali che permeano il futuro dell’economia: transizione digitale ed ecologica, e servitizzazione. Due dinamiche che si intersecano, come dimostra il concetto di Industria 5.0, e che vanno promosse per distinguersi dai competitor e tutelare la competitività delle aziende italiani sui mercati internazionali. La valutazione della performance di un’impresa non si misura più, infatti, sulla sua capacità di trarre profitto, ma sulla cosiddetta triple bottom line, che valuta parimenti le dimensioni economica, ambientale e sociale.

    Parole d’ordine nell’ambito del comparto italiano dei beni strumentali sono dunque servitizzazione, sostenibilità, innovazione, e investimento nella raccolta di dati e informazioni; un’operazione strategica, quest’ultima, per aumentare la redditività e intercettare le nuove esigenze dei clienti.

    Infine, in un contesto tanto incerto, risulta cruciale rafforzare gli accordi commerciali già esistenti, come quelli con i paesi dell’Unione Europea e con gli Stati Uniti, e porre le basi per nuove relazioni al fine di garantire “il corretto svolgimento delle attività [commerciali] anche in condizioni di elevata complessità”. 

    Fonte: “Ingenium – Il potenziale dei beni strumentali italiani nel panorama internazionale” (rapporto 2023)

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