martedì 22 Giugno 2021

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      Vetro per parabrezza: storia e caratteristiche

      Il vetro è parte integrante della carrozzeria di una vettura: lo troviamo ad esempio nel parabrezza, il cui design assume forme sempre più complesse. Con il passare del tempo hanno fatto la loro comparsa sul Mercato vetri per parabrezza sempre più sottili e leggeri, capaci di mantenere un elevato livello di sicurezza oltre che di comfort per i passeggeri.

      Le funzioni del parabrezza

      Il parabrezza di un autoveicolo è la finestratura anteriore dell’abitacolo. Assolve diverse funzioni: oltre a proteggere gli occupanti del veicolo dall’impatto dell’aria durante la marcia, dalle condizioni atmosferiche e da oggetti come sassi, insetti e polvere, il parabrezza ha anche una funzione aerodinamica e strutturale, dà infatti supporto alla struttura del tettuccio. Deve anche proteggere dai raggi UV e IR: il vetro deve avere per legge una trasmissione luminosa minima (75% per i parabrezza in Europa, 70% negli Stati Uniti). Deve inoltre assolvere le seguenti funzioni: assorbimento sonoro, riduzione della trasmissione di energia termica, funzione idrorepellente, sbrinamento e antiappannamento, ricezione del segnale radio, head-up display.

      Un po’ di storia… L’evoluzione del parabrezza

      Nel 1900 gli aeroscreen erano realizzati con un vetro semplice, incastonato all’interno di un telaio di legno. Dodici anni più tardi, fece la sua comparsa il vetro laminato, con modelli di cristallo caratterizzati da due strati di acetato di cellulosa posizionati al centro di due pannelli in vetro.
      Nel 1918, i parabrezza iniziarono ad essere divisi da pannelli in aree sia verticali che orizzontali. Questi modelli, che risalgono fino agli anni ’30, venivano utilizzati maggiormente per vetture di grandi dimensioni e chiuse.
      Bisogna aspettare il 1988 per vedere il primo modello di parabrezza curvo integrato nella carrozzeria.
      L’evoluzione continua: il parabrezza oggi non si frantuma in caso di rottura ma tende a rimanere un unico pezzo; in caso di piccola rottura/scheggiatura, è possibile ripararlo senza sostituirlo; può essere dotato di filamenti in grado di scaldare il vetro, di strati che riflettono il calore, di sensori che rilevano la pioggia o la luminosità.

      Vetro temprato e vetro stratificato (o composito)

      Per la realizzazione dei parabrezza delle autovetture vengono utilizzati ormai diffusamente il vetro temperato e il vetro stratificato. Questi due materiali sono in grado di fornire garanzie dal punto di vista della sicurezza; vediamo quali sono le loro caratteristiche distintive…
      Il vetro temprato è stato sottoposto ad un trattamento termico ad altissime temperature (circa 700°) seguito da un raffreddamento istantaneo. Se la tempra ha una distribuzione uniforme, nella lastra di vetro si creano delle tensioni interne che risultano distribuite in maniera omogenea. Di contro, se in fase di tempratura lo sbalzo termico varia, anche il comportamento dinamico della lastra può variare. In tal caso, si parla di lastra temprata differenziata. In concreto, ciò si traduce in una diversa modalità di frammentazione. In generale, quando anche un solo punto della superficie della lastra viene sottoposto ad una sollecitazione superiore al limite di resistenza, il vetro temprato si frammenta completamente. Come svantaggio, si segnala che in caso di urto, questo tipo di vetro può “reggere” l’impatto senza frantumarsi ma subire un indebolimento strutturale locale che può portare ad una rottura in caso di successiva sollecitazione sufficientemente forte.
      Il vetro stratificato composito (spesso indicato impropriamente come laminato) è composto da diversi strati di vetro sottile, intervallati da una lamina intermedia di materiale plastico, il PVB (polivinilbutirrale). in caso di urto, il parabrezza laminato è in grado di assorbire l’impatto con un corpo estraneo mantenendo la propria integrità strutturale. La superficie presenta la tipica “rottura a ragnatela“, in cui le incrinature si presentano progressivamente più rade rispetto all’epicentro dell’impatto.


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