martedì 22 Giugno 2021

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      Paolo Venini, il milanese-veneziano maestro di arte, design e business

      A 26 anni l’avvocato Paolo Venini decise di lasciare la produttiva Milano per raggiungere Murano, con il sogno di diventare imprenditore e dare vita alla sua grande passione: il vetro.

      Era il 1921 da allora, il vetro è diventato sinonimo di arte vetraria nel mondo. Tanto che oggi la Venini, di proprietà della famiglia Damiani, famosa per i gioielli e l’alta oreficeria, si appresta a celebrare con una serie di iniziative i suoi cent’anni di attività.

      A Paolo Venini la passione gli era venuta per caso cinque anni prima, quando Giacomo Cappellin, “Bapi” per gli amici, aveva deciso di trasferire in via Montenapoleone il suo negozio di vetri antichi.
      Poche cose portate da Venezia quando la Grande Guerra l’aveva condotto all’ombra della Madonnina come sergente della Croce Rossa. E Paolo Venini, che passava spesso davanti al suo negozio, aveva cominciato a entrare, a informarsi, a comprare.

      Tra i due era nata un’amicizia e finita la guerra, Cappellin e Venini decidono di rilevare una fornace in difficoltà. Hanno idee rivoluzionarie, vogliono abbandonare i vecchi stili settecenteschi perché quel modo di produrre è ormai superato. La tradizione va rispettata ma anche cambiata, pensano.

      Nasce così la “VSM Cappellin Venini & C.”, dove la sigla sta per Vetri Soffiati Muranesi.

      Partono alla grande, alla prima Biennale di Monza del ’23 espongono le creazioni del direttore artistico Vittorio Zecchin, pittore a metà tra la tradizione bizantina e le suggestioni di Gustav Klimt.

      Due anni più tardi i suoi vetri conquistano il “Grand Prix” all’Esposizione internazionale di Parigi.

      Tra i due, Cappellin era il creativo, parlava in muranese con i maestri e si faceva rispettare.

      Venini invece guardava agli affari, in brevissimo tempo avevo messo in piedi una rete di negozi nelle principali città italiane e nelle capitali europee.
      Le cose sembravano andar bene ma i dissidi tra i due vennero fuori in modo dirompente proprio nel 1925, l’anno del trionfo europeo. E la fine del sodalizio, i due si separano.

      Venini si tiene i negozi, compreso quello ancora oggi di fianco alla Basilica di San Marco, e crea la sua azienda, la “MVM Venini & C”. (Maestri Vetrai Muranesi).

      Venini è molto attento a preservare il segreto industriale delle sue creazioni, sa che molto è riposto nella giusta miscela di polveri di silice e pigmenti di colore.

      Paolo Venini supera le difficoltà della Grande Depressione dopo il crollo di Wall Street del 1929, inizia a collaborare un giovane studente di architettura, veneziano e amante del vetro: Carlo Scarpa.
      E’ la svolta. I vetri di Carlo Scarpa inaugurano la lunga serie di capolavori d’autore e questa forma di alto artigianato diventa vera arte.

      Lo stesso Venini crea, inventa il vetro “Diamante”, il vetro “Tessuto”. Rielabora il vetro “Zanfirico”, costruisce nuove espressioni con le “Murrine”.
      E poi coltiva nuovi maestri (Boboli tra tutti), prende a collaborare negli anni artisti straordinari, da Napoleone Martinuzzi a Tomaso Buzzi a Gio Ponti, e poi Massimo Vignelli, Tobia Scarpa, Ettore Sottsass.

      Tra il 1950 e il ’53 con la mostra “Italy at Work”, conquisterà il mercato americano portando le creazioni di Fulvio Bianconi e Ken Scott nella vetrina di Macy’s a New York, nel 1952.

      Paolo Venini morirà nel 1959, senza vedere tanti altri trionfi.
      Oggi lo spirito e la sua visione restano intatti, innovare nella tradizione, grazie a bravi e innamorati designer del vetro e che hanno realizzato pezzi dai nomi famosi, come il “Fazzoletto”, il “Balloton”, l’”Opalino”, il “Labuan” e il “Decò”, le “Odalische” e i “Battuti”.

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