venerdì 27 Maggio 2022

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      Il packaging ideale per conservare meglio l’olio

      Qual è il packaging ideale per conservare l’olio, cioè la confezione utilizzata per l’imbottigliamento dell’olio extravergine di oliva, e perché la scelta attenta del confezionamento è importante.

      La fase dell’imbottigliamento dell’olio è l’ultima operazione del processo oleario che alcuni considerano di estrema semplicità, ma in realtà l’imbottigliamento dell’olio costituisce la fase estremamente delicata che va eseguita con molta cura ed attenzione.

      L’olio extravergine di oliva teme la luce e le fonti di calore, in quanto luce e calore possono danneggiare il suo aroma e il gusto.

      In passato le confezioni più utilizzate per confezionare l’olio erano le latte, da 3 o 5 litri, poi è stato introdotto il vetro in bottiglie da 1 litro e poi da 0,75 litri.
      L’uso di questo materiale, rigorosamente trasparente, serviva ai consumatori di una volta per riconoscere un buon olio osservandone il colore. La luce accelera la fase ossidativa e il conseguente irrancidimento dell’olio.
      Ecco perchè sono entrate in commercio le bottiglie in vetro scuro, capaci di schermare in gran parte la luce.
      Se volete conservare l’olio extravergine in bottiglie trasparenti, dovete riporlo in un luogo buio dove la luce non può arrivare in modo diretto e fare attenzione anche alla temperatura di conservazione, che deve rimanere tra i 14-15 °C.

      La produzione e la conservazione di un buon olio extra vergine di qualità non può prescindere da un’attenta scelta del contenitore. Le bottiglie di vetro scuro sono quindi ottime per il confezionamento dell’olio.

      Ecco le caratteristiche chimico-fisiche dell’olio e sulle sue specifiche produttive, che si ripercuotono anche sulla durata in dispensa.

      L’olio d’oliva a temperatura ambiente è un grasso liquido, costituito per la quasi totalità da trigliceridi, mentre la massa di un litro corrisponde a 915-920 grammi.

      La centrifugazione dei frutti separa i noccioli e l’acqua di vegetazione dal mosto, che a sua volta contiene una piccola percentuale non oleosa. Il prodotto dell’estrazione deve riposare al fine di facilitare la chiarificazione, per poi essere trasferito, dopo circa un mese, nei contenitori a uso alimentare che lo ospiteranno fino al consumo.

      Dopo la chiarificazione, la presenza di residui non è affatto un attestato di qualità, discorso che, dal lato opposto, vale anche per la perfetta limpidezza.

      L’olio è chiarificato se privo di residui indesiderati, condizione che può verificarsi anche con un aspetto opaco o leggermente torbido.

      La composizione chimica dipende da diversi fattori, a partire dalla varietà delle olive, aspetto per il quale l’Italia di distingue con una biodiversità unica.

      Da non sottovalutare le condizioni climatico-ambientali, la tipologia di coltivazione ed estrazione e le variazioni che avvengono durante la conservazione. Da questi aspetti, peraltro, derivano molte peculiarità organolettiche e nutrizionali, che fanno dell’olio extravergine d’oliva un alimento nutraceutico.

      Fonte: ilgiornaledelcibo.it

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